di Ernesto Galigani
Su questo blog troverete molti articoli dedicati alla Maratona dles Dolomites, che va in scena domenica 5 luglio. E non è soltanto perché, per chi scrive, rappresenta la corsa del cuore. E neppure basta la spiegazione – che di per sé sarebbe già più che sufficiente – di un panorama mozzafiato, di un autentico inno alla natura, di un rincorrersi di colori meravigliosi e di silenzi appaganti. La Maratona dles Dolomites dimostra infatti come l’inevitabile gigantismo di una manifestazione fatta di ottomila ciclisti possa sposarsi senza contraddizioni in termini con la magìa di quella solitudine che soltanto una bicicletta può regalare.
L’aspetto agonistico, per così dire, viene (molto) dopo. Perché la vittoria nella corsa di domenica è questione che interessa un manipolo di cicloamatori. Il resto del plotone si è già riempito gli occhi di tante altre cose: le cime delle Dolomiti più belle, gli appuntamenti sparsi durante la settimana, i richiami alle tragedie del mondo e ai dibattiti sulla salvaguardia dei passi alpini, messi a repentaglio dalle variazioni climatiche ma anche dai motori rombanti di troppe auto e moto.

Michil Costa, che della Maratona è il presidente e l’inesauribile fonte di ispirazione, ha avuto la capacità in questi anni di far dialogare lo sport con l’economia estiva della sua Val Badia, non rimanendo imprigionato né in una casella né nell’altra. Alla Maratona dles Dolomites si parla tanto di solidarietà con una raffica di progetti che variano ogni anno e che magari non aiuteranno a risolvere i problemi dell’umanità con due pedalate ma, almeno, infilano un granello di consapevolezza nel mesto ingranaggio della nostra speedy società. E si parla anche di temi sociali, grazie alla geniale idea di abbinare una parola claim alla manifestazione: nel corso del tempo abbiamo avuto il “Domani” ma anche l’Equiliber (sempre rigorosamente in ladino), l’Humanitè e, questa volta, lo slogan sarà Pax. Tema presentato un anno fa (e quindi studiato ancor prima) con una preveggenza che la dice lunga sulla sensibilità di chi non si ferma a pedivelle e strudel.
Inutile tornare sui numeri della kermesse (basta il sito ufficiale https://www.maratona.it) o sulla presenza delle leggende dello sport, da Vincenzo Nibali a Elia Viviani, da Juri Chechi a Paolo Bettini, da Gianni Bugno a Daniele Bennati. Sarà pure questione di sponsor, ma l’impressione di chi ha avuto l’onore di pedalare accanto a loro (si fa per dire) è che la presenza alla Maratona vada ben oltre i doveri di rappresentanza. E’ il fascino delle Dolomiti che Dino Buzzati, nei suoi articoli al seguito del Giro d’Italia del 1949, diviso tra Coppi e Bartali, raccontava così: “Il sole è dileguato, ma in cima alla valle risplendono all’improvviso, striate di nevi bianchissime, le muraglie del Sassolungo, simile a un fantastico Duomo di Natale”. E allora forza, tutti sui pedali. Con un occhio a guardare la strada e l’altro dritto verso l’alto, a gustarsi la meraviglia di queste vette senza tempo.





























