di Ernesto Galigani
Non è il caffè a renderci nervosi. Piuttosto, la mancanza di quelle belle pedalate da 5-6 ore con il sole che picchia in testa e il sudore che scende a rivoli dalla fronte. Adesso che siamo costretti – i temerari che osano, e io modestamente oso – a rientrare precipitosamente dopo neppure tre ore perché le mani non rispondono ad alcun comando, i piedi sono intirizziti nonostante calzari antivento e tre paia di calzettoni, il contenuto della borraccia lo puoi usare per qualche aperitivo on the rocks e la maglietta termica fa il suo dovere, certo, ma a tutto c’è un limite… beh, alzi la mano chi non rimpiange il tepore di quelle belle mattine d’estate. Un body leggero, la maglietta con la lampo aperta sul torace, le gambe abbronzate in stile muratore, la bandana a detergere il sudore e via nel vento. Altro che gli omini-Michelin che – sì, siamo noi – incontriamo sul tragitto, bene attenti a non lasciare il manubrio perché le strade sono scivolose (oltre che perennemente rotte).
Vabbè, lasciamo stare. Consoliamoci con il guardare a quello che è stato. Il (modesto) ciclista che è in me chiude la stagione con cinque Gran Fondo (e una cronoscalata) al suo attivo. Poche, pochissime rispetto a quelle che il panorama ciclistico propone e che, con una adeguata vincita al Superenalotto, si potrebbero infilare l’una dietro l’altra come una perenne vacanza. Ma sufficienti (forse) per consentire un banalissimo giochetto di fine anno. Seguendo la moda di certi mappazzoni culinari che ammorbano i palinsesti televisivi da mane a sera, mi piace l’idea di condividere qualche osservazione sulle corse che conosco. Ma, a differenza di tanti criticoni da poltrona in similpelle, raccontando impressioni che arrivano dall’interno della corsa perché se è pur vero che per scrivere di ippica non bisogna essere stati dei cavalli in un’altra vita, è altresì fuori di dubbio che conoscere il ciclismo pedalato è sicuramente meglio che guardarlo alla televisione. Avanti tutta.
GRAN FONDO MARATONA DLES DOLOMITES
Poche storie, è il top di gamma. Ho partecipato per tre volte consecutive a questa maratona (e confido vivamente in un ulteriore invito per il prossimo 1 luglio, a essere sfacciato) e ogni volta, se mi passate la similitudine, mi sembra di capire che cosa prova un giocatore di calcio di serie C a giocare in uno stadio di serie A. Tipo Inter-Pordenone, se mi passate la similitudine. Lo scenario delle Dolomiti è unico al mondo (d’accordo, non è
esattamente una scoperta delle ultime 24 ore), le salite proposte (dal Pordoi al Sella al Gardena al Giau) sono da storia del ciclismo e ci si sente quasi dei profanatori al solo nominarle. L’organizzazione va al di là di ogni immaginazione e meriterebbe cinque stelle per il solo fatto di impedire alle automobili (di ogni ordine e grado, si direbbe) di circolare per l’intera giornata. Fa quasi sorridere il sottolinearlo, ma pedalare nel silenzio è un lusso che sono in pochi a poter offrire. Tutto è grande, alla Maratona Dles Dolomites: i punti di ristoro, il numero dei partecipanti, i grandi nomi dello sport che vi partecipano (i lettori del mio blog lo sanno bene), il “pacco gara”, gli elicotteri che riprendono in diretta tv la corsa, persino i chilometri di transenne che vengono sistemate e rimosse in 24 ore el’entusiasmo trascinante del patron Michil Costa oltre che il sorriso sincero (chissà come faranno con novemila concorrenti) delle ragazze che, a fine corsa, ti infilano la medaglia di partecipazione al collo. Il difetto? Forse, ma sottolineo il forse e già mi pento, la sua unicità che gonfia i costi del dormire e del mangiare. LOCATION: 5 ruote, ORGANIZZAZIONE: 5 ruote,PERCORSO: 5 ruote, SICUREZZA: 5 RUOTE
GRAN FONDO GIRO DI LOMBARDIA
Lo ammetto: ho fatto di tutto per essere al via soprattutto per soddisfare un peccato di vanità. Quel nome – Giro di Lombardia – è un pezzo di storia e il poterlo condividere è un privilegio senza prezzo. Rcs l’ha proposta il giorno successivo al “Lombardia” dei professionisti, ricalcandone la seconda e ultima parte del percorso (quello con le salite) e anche questo è un valore aggiunto a una manifestazione dalla potenzialità infinite, per quanto non sfruttate. La location è spettacolare: basta guardare il vero “Lombardia” in televisione per rendersi conto di quanto è bella la nostra terra quando è bella. Il percorso è difficilissimo e il mitico Ghisallo – con la chiesetta dedicata alla Madonna protettrice dei c

Le ultime pedalate sul Muro di Sormano, fino al 27% di pendenza
iclisti – alla fine forse è la salita meno aspra. C’è il Sormano, c’è soprattutto il terribile Muro al 25 per cento (lo confesso, in alcuni tratti sono sceso), c’è la terrificante discesa verso Nesso che il giorno prima aveva mandato all’ospedale tre colleghi famosi, c’è il Civiglio che sale, sale e non finisce mai a dispetto dall’altimetria. E poi c’è il lungolago di Como con il traguardo in piazza Cavour che, oggettivamente, ti fa sentire quello che non sei stato mai, che non sei e che non potrai mai essere. Ma, in quegli infiniti secondi, chissenefrega del bagno di umiltà. Gli organizzatori, va premesso, hanno fatto tutto il possibile e forse anche di più. La sensazione è che i comaschi (non tutti, ovviamente) non amino questa corsa dedicata ai faticatori della domenica. O, se vogliamo essere buoni, non si sono accorti dei problemi che avrebbe inevitabilmente creato (in cambio di una invasione di massa di turisti spendaccioni, si capisce). E così le transenne in città sono state spazzate via subito o quasi, i clacson hanno cominciato ad ammorbare l’aria e il fondoschiena di chi stava correndo e il pericolo è aumentato esponenzialmente. Riproponendo l’eterna battaglia domenicale tra chi vuole correre (con il culo su un sedile e la mano sul clacson) e chi soltanto pedalare. LOCATION: 5 ruote, ORGANIZZAZIONE: 3 ruote, PERCORSO: 5 ruote, SICUREZZA: 1 ruota.
GRAN FONDO DON GUANELLA LECCO
La notizia bella è che nel 2018 si disputerà il 27 maggio. Già, perché lo scorso anno era stata programmata per lo stesso giorno (l’8 ottobre) della Gran Fondo Giro di Lombardia. E su un percorso per larga parte simile. Un vero e proprio pasticcio che aveva indotto fratel Agostino del Don Guanella (che aveva tutte le ragioni del mondo, visto che era partito in largo anticipo) a modificare all’ultimo momento il percorso, rinunciando a quel Ghisallo che era ovviamente l’attrattiva principale e a spostare i ciclisti sul versante

Il Museo del ciclismo del Ghisallo
lecchese del lago. Ad aggiungere problemi a problemi, inoltre, la stucchevole protesta dei sindaci di due paesini della Valvarrone, a causa – pensate un po’ – del blocco del traffico per una mezza mattinata. Manco ci fossero state frotte di turisti in attesa di inerpicarsi verso quei paesini sconosciuti… La presenza di Cadle Evans e Gianni Bugno ha certamente reso prestigiosa la corsa, salvando il salvabile. Il prossimo anno sarà tutt’altra cosa: nessuna concomitanza, una data indovinata e il percorso ripristinato come Dio comanda. Fratel Agostino, ciclista vero con il cuore in mano, avrà certamente modo di rifarsi e di contribuire a portare avanti i suoi progetti di solidarietà con i soldi delle iscrizioni. LOCATION: 5 ruote, ORGANIZZAZIONE: 5 ruote (per la fatica e la beffa finale), PERCORSO: 3 ruote, SICUREZZA: 2 ruote.
GRAN FONDO INTERNAZIONALE FELICE GIMONDI
Il nome è una garanzia e, dopo due esperienze consecutive, il giudizio non può che essere altamente positivo. Percorso bellissimo con montagne vere, a cominciare dall’ascesa non impossibile ma altamente suggestiva al Selvino e, ancor di più, il falsopiano (molto falso) della Val Taleggio che porta da San Giovanni Bianco fino a Vedeseta e al passo di Costa d’Olda. Quasi un canyon che sa molto di selvaggio se avrete la (s)fortuna di imbroccare una domenica di pioggia. Un regalo della natura. L’unica nota stonata, per così dire,

Ultima curva prima del traguardo
sembrerebbe il tratto finale di una quindicina di chilometri da Zogno (per chi fa il medio) fino all’arrivo, al Lazzaretto di Bergamo: una strada molto trafficata, infarcita di rotonde e semafori. Ed è qui che entra in gioco l’aspetto migliore di questa gran fondo, ovvero l’organizzazione e la sicurezza. Credetemi sulla parola, per quanto possa apparire inverosimile: non c’era incrocio, negli ultimi cinque pericolosissimi chilometri, che non fosse presidiato. Da un agente di polizia locale, da un carabiniere, da un volontario della Protezione civile, da un incaricato dell’organizzazione. Non è cosa da poco se si pensa che la corsa di svolge agli inizi di maggio e che la maggior parte dei concorrenti attraversa una città come Bergamo (la seconda della Lombardia per numero di abitanti, per capirci) intorno a mezzogiorno o poco prima…. Quanto alla logistica, organizzazione molto light e senza fronzoli e forse proprio per questo, assai efficiente. La ciliegina sulla torta è rappresentata dai primi chilometri da percorrere accanto a Felice Gimondi, leggenda del ciclismo e campione di simpatia. LOCATION: 5 ruote, ORGANIZZAZIONE 5 ruote, PERCORSO 4 ruote, SICUREZZA: 5 ruote.
GRAN FONDO DI MILANO
Quella di metà settembre è stata la prima edizione, e già questo merita l’apprezzamento di tutti i ciclisti. Organizzare una manifestazione ciclistica in una città come Milano è come tentare di svuotare il mare con un bicchiere di Nutella: un’impresa ai confini dell’impossibile. Il percorso è certamente suggestivo, se si esclude il breve tratto iniziale.

Il Lissolo della Coppa Agostoni
Le colline della Brianzashire – Monte di Rovagnate, Lissolo di Perego, Colle Brianza, Sirtori, Beveretta, Cagliano – sono bellissime ed anche faticose, ricalcando il percorso della Coppa Agostoni. Nulla di realmente impossibile per un cicloamatore preparato anche se non è la lunghezza delle salite a preoccupare, quando le pendenze che si portano appresso in più di un caso: sul Lissolo si sfiora in alcuni tratti il 18 per cento, il tratto finale della salita di Cagliano (da Santa Maria Hoè) propone qualche decina di metri ad oltre il venti per cento di pendenza. L’organizzazione ha pagato lo scotto dell’inesperienza ed anche la sicurezza – soprattutto nel percorso lungo dopo la discesa da Santa Maria e all’altezza della svolta per Cagliano – meriterebbe qualche ritocco. Peccati di inesperienza su un terreno difficile, con troppi automobilisti dal clacson facile e dalla battuta (stupida) pronta. Come sanno fin troppo bene i ciclisti che vivono in questo territorio. LOCATION: 4 ruote, ORGANIZZAZIONE 3 ruote, PERCORSO 4 ruote, SICUREZZA 2 ruote.
GRAN FONDO SQUALI CATTOLICA-GABICCE
Anche questa è una corsa che ha pochi anni di vita. Ci sono arrivato su consiglio dell’amico Stefano Giuliodori, proprietario e direttore del Hotel Dory di Riccione. Uno che ha inventato dal nulla i tour per i clienti del suo albergo (e che oggi rappresentano una delle maggiori attrazioni di un po’ tutti gli alberghi della riviera romagnola) e che di ciclismo ne mastica. Si parte dall’Acquario di Cattolica e, in 144 chilometri, si scavalla di continuo tra Romagna e Marche (che alla fine sono la stessa cosa) con una puntata verso la città di Urbino, splendido gioiello protetto dalle mura medioevali. Chi conosce la Romagna, sa che

La partenza a Cattolica
cosa significa pedalare sulle colline che si trovano “al di là” dell’autostrada. Da Gradara a Monte Altavelio, da Belvedere Fogliense a Monte Gridolfo, da Saludecio a Tavullia sono strade “spacca gambe”: salite magari brevi ma con pendenze importanti e discese altrettanto ripide ma in un quadro davvero d’altri tempi. Il pregio è rappresentato dal traffico assai scarso che consente di godere della meraviglia del panorama, il difetto dalle terribili condizioni dell’asfalto, costellato ovunque da buche, interruzioni continue e ghia ietta fastidiosa e pericolosa. Valgono da soli il prezzo del biglietto, invece, gli ultimi quindici chilometri ovvero la Panoramica del San Bartolo, una striscia di asfalto a mezza costa e a picco sul mare, in un territorio incontaminato dove non è difficile (sarà mica la fatica, forse?) sentire un perenne concerto di grilli e cicale. L’arrivo a Gabicce Monte – in salita, ovviamente – è qualcosa di veramente impagabile. L’organizzazione è migliorabile in tanti piccoli dettagli ma la strada intrapresa è certamente quella giusta. LOCATION: 5 ruote, ORGANIZZAZIONE 3 ruote, PERCORSO 4 ruote, SICUREZZA 2 ruote.
GRAN FONDO NOVE COLLI DI CESENATICO
E’ la regina delle Gran Fondo. Se non per il percorso (nulla di paragonabile alla Maratona Dles Dolomites, per capirci) almeno per il numero di partecipanti, stabilmente fissato a 12 mila concorrenti. Proprio il gigantismo rischia di trasformare un pregio in un difetto. Il percorso – praticamente lo stesso dal 1971 ad oggi – è bellissimo e valgono le considerazioni fatte per la Gran Fondo degli Squali (siamo pur sempre in Romagna) ma il

Lo scollinamento del Barbotto
tratto iniziale da Cesenatico fino alla salite del Monte Polenta è fin troppo scorrevole. Al punto che la prima salita si trasforma in un ingorgo da Grande Raccordo Anulare, a meno di non essere stato inserito nelle prime due griglie o, in alternativa, di aver fatto medie da motociclista nei primi venti chilometri del tracciato. Per il resto tanto di cappello: l’organizzazione è asburgica per quanto macchinosa, la sicurezza garantita. Abbastanza insignificanti, ma inevitabili, gli ultimi chilometri di pianura che portano dalla salita finale all’arrivo sul lungomare di Cesenatico. In compenso il rettilineo finale è un inno alla gioia con tantissima gente che applaude convinta e fa sentire protagonista anche l’ultimo dei partecipanti, che non a caso gode di un premio speciale. Il pasta party finale, tra piadine e tortellini, è il massimo di categoria. Peccato per quelli che, come chi scrive, al termine della corsa non riuscirebbero ad ingoiare neppure un biscotto. LOCATION: 4 ruote, ORGANIZZAZIONE 5 ruote, PERCORSO 4 ruote, SICUREZZA 4 ruote.
GRAN FONDO STELVIO SANTINI. Non è tra quelle che ho fatto ma spero vivamente di poter colmare la lacuna nel 2018. Perché Bormio è una delle più belle località della Lombardia, perché il Mortirolo (mica l’ho scoperto io) non ha bisogno di parole e perché lo Stelvio è lo Stelvio. Serve altro?

La Argegno-Schignano
Una parola finale per la cronoscalata Argegno- Schignano, sul lago di Como. Non è il tipo di corsa che prediligo (l’età sul groppone ci spinge a prediligere il fondo alla velocità ed alla potenza) ma è davvero una chicca per trascorrere mezza giornata in grande allegria, con un panorama spettacolare tra lago e monti, accanto a gente appassionata e con il cuore in mano. A partire da Roberto Dotti, che fu campione del mondo di ciclismo su pista nel 1985 e che ad Argegno conduce un bar diventato inevitabile tappa dei ciclisti, da Nibali ad Aru fino a noi modesti pedalatori.
Forse vi ho annoiato con le mie osservazioni. O forse no, chissà. In ogni caso se volete suggerirmi gare, fare osservazioni, formulare critiche, aggiungere o togliere aggettivi, beh, ne sarei naturalmente lieto. Basta commentare su Facebook o scrivere alla mia mail: e.galigani@laprovincia.it