Domenica si corre la Maratona dles Dolomites, la più importante corsa per cicloamatori d’Europa. Ma ai lettori di questo blog è persino superfluo sottolinearlo. Ho scritto sull’edizione di oggi d
e “La Provincia di Como” un articolo che ne illustra sommariamente spirito e caratteristiche. Ve lo propongo in formato pdf e, a seguire, nella formula tradizionale. MARATONA 20170629CO58-Dorso1M
di Ernesto Galigani
Nelle sue impareggiabili cronache dal Giro d’Italia del 1947, Indro Montanelli raccontava divertito di come il direttore dell’organizzazione rifiutasse, sdegnato e fors’anche un po’ offeso per la richiesta, le strade asfaltate. Comodità che, a suo dire, avrebbero finito per corrompere l’anima più vera del ciclismo, mortificandone riti,fatica e poesia.
Non c’è alcun dubbio, di conseguenza, che quel berbero strapazzatore di uomini girerà nella tomba come una trottola davanti alle splendide strade dell’Alta Badia, lisce come la pelle di un neonato. Ma la Maratona dles Dolomites che si corre domenica resta comunque – asfalto compreso – un’autentica impresa per i 9.300 fortunati che la possono correre e per quelli che, ancor meglio, riusciranno a concluderla.
Sarà folta anche quest’anno la pattuglia lariana. Almeno un centinaio di cicloamatori provenienti da Como (51), Lecco (23) e Sondrio (18) che sono stati sorteggiati tra i 33.500 che ne avevano fatto richiesta e che si cimenteranno su tre percorsi collaudati da tempo: il Sella Ronda di 55 chilometri, il medio di 106 e il lungo di 138. Ma, più che la distanza, sono i nomi delle montagne scalate a certificare che quella di Corvara è senza alcun dubbio la regina delle Granfondo internazionali: in rigoroso ordine di apparizione Campolongo, Pordoi, Sella, Gardena, Campolongo seconda volta, Giau, Falzarego, Valparola. Più la chicca finale del “muro del gatto”, uno strappo di poche centinaia di metri con pendenze che sfiorano il 20 per cento, maliziosamente posto a cinque chilometri dal traguardo.
Dislivelli da tappe del Giro d’Italia (che non a caso, transita quasi ogni anno da queste parti) in un connubio di sport, natura e cultura che va ben al di là della testimonianza cronometrica. Ogni partecipante si porterà a casa il ricordo di un’esperienza unica: la ubriacante bellezza delle montagne dolomitiche, le strade chiuse al traffico per l’intera giornata, l’inebriante e quasi assordante rumore del… silenzio. Forse è proprio per questo motivo che il titolo dell’edizione 2017 della Maratona è l’amore, nella sua accezione più ampia. Dice l’organizzatore Michil Costa, albergatore con la bicicletta nel cuore e una sconfinata passione per la sua terra, che “l’amore è forza, perché senza amore non si riuscirebbe a faticare su e giù perle strade dolomitiche, tutte salite, discese e tornanti. Quell’amore che, allo stremo della fatica, porta direttamente all’apice della gioia”.
Anche per questo motivo, così almeno ci piace pensare, il parterre dei partecipanti (in diretta Rai dalle 6.15) è sempre irrobustito dai grandi nomi dell’imprenditoria, della finanza e dello sport. A cominciare da (sir) Bradley Wiggins, pistard eccezionale e recordman dell’ora, per non parlare del Tour de france. E, ancora, il commissario tecnico della Nazionale Davide Cassani, accanto al lecchese Antonio Rossi, plurimedagliato campione di canoa in quattro Olimpiadi e attuale assessore allo sport della regione Lombardia. Al via anche Paolo Bettini, Manfred e Manuela Molgg, Maria Canins, Dj Linus e, per svoltare verso i manager, Francesco Starace, Amministratore Delegato di ENEL,Carlo Tamburi di Enel, Rodolfo De Benedetti (CIR), Fausto Pinarello (Pinarello), Alberto Calcagno (Fastweb), Emilio Mussini (Panaria Group),Laura Colnaghi (Carvico),Giovanni Bruno (Sky),Alberto Sorbini (Enervit).
Sono grandi numeri, quelli con cui si confronteranno gli atleti di casa nostra. La più giovane in gara sarà Laura Fumagalli, classe 1995, di Binago che si presenta per la seconda volta alla competizione mentre per il fratello Stefano, di un anno più anziano, è la quarta esperienza. Il più “anziano” è il mitico Enrico Dell’Acqua di Cermenate, classe 1942, che partecipa per la tredicesima edizione alla manifestazione. E poi Ugo Tacchini, 54 anni, di Oliveto Lario che gareggia con il team comasco Bindella e che, nelle due precedenti edizioni, vanta un primo e un quinto posto di categoria.E scusate se è poco.
Uno scrittore francese ha messo per iscritto che “nessuna delle nostre piccole grandi sofferenze quotidiane, resiste a un buon colpo di bicicletta”. Ecco, se poi siamo sulle Dolomiti, questa perla di ciclo-filosofia è ancora più vera.
e.galigani@laprovincia.it






