di Ernesto Galigani
Non so voi. Mi sono un po’ stancato di leggere – un giorno sì e l’altro pure, su giornali e social, piattaforme tv e stimate riviste di costume – stucchevoli, barbose, banali e insulse banalità attorno al mondo del ciclismo.
No, non quello professionistico perché, da che mondo e mondo, chi non sa… insegna. E allora, nei giorni comandati del Tour e del Giro d’Italia, siamo tutti un po’ Cassani, tecnici specialisti che discettano di rapporti e

La magia della bicicletta
deragliatori con la disinvolta naturalezza che utilizzerebbero per spiegare a chi ne sa ancor meno di loro i segreti della meccanica quantistica.
Mi riferisco, invece, alle fotografie che compaiono con grande regolarità sui social (e sono subito riprese dai giornali, si capisce) e che, normalmente, ritraggono il ciclista di fronte o oltre un semaforo. Segue la didascalia: ecco un altro eroe della domenica che non si ferma davanti al rosso. La variazione sul tema è rappresentata dall’immagine di un gruppo di ciclisti in movimento: guardate, occupano tutta la strada, non se ne può più. Il terzo esempio è quello della fotografia che trovate qui sotto e che, credetemi sulla parola, è apparso su una di queste pagine facebook. Idioti da tastiera, più che leoni.
Il copione, così banale nella sua mediocrità, si ripete sempre uguale, come se a scriverlo fosse sempre lo stesso sceneggiatore. Funziona così: insulti assortiti, predicozzi sulla pericolosità delle strade, divagazioni assortite sul fatto che le strade sono fatte per le auto e non per chi va in bicicletta, discettazioni più o meno grevi sull’abbigliamento colorato, patetiche invettive sulle carriere a scoppio ritardato che si vorrebbe ricostruire in età

Odiare via social. Ecco un post vero apparso qualche settimana fa
avanzata e, man mano che la vena si chiude, dubbi sulla moralità di mamma e moglie fino all’invito neppure velato a porre drasticamente fine a questo scempio, foss’anche con un bel tamponamento. Così imparano… Un elenco di scemenze semplici semplici perché i vocabolari non sono patrimoni immateriali dell’umanità e, a molte di queste persone, risulta difficile trovare una qualche parvenza di sinonimo persino con Google.
Purtroppo, e lo osservo con rammarico, c’è sempre qualcuno che, lodevolmente animato da nobili intenzioni, cerca di discernere il grano dal loglio, imboccando la tortuosa via del dialogo. Strada senza uscita, viene da commentare visto che, atteso come il Messia al tempo di nostro Signore, questo martire della parola viene puntualmente e rapidamente fatto oggetto delle contume

I commenti apparsi a corredo della foto
lie più varie. Fino a quando il poveretto decide di non stare più sul pezzo, ritirandosi in buon ordine, lasciando che il dialogo tra sordi continui. Del resto, come diceva un celebre uomo dagli aforismi semplici, non si deve mai discutere con un idiota. E un altro, più sbrigativo ancora, osservava che c’è poco da discutere: quando uno è un coglione è un coglione. Punto e a capo e, per una volta, al bando le buone maniere.
Inutile, di conseguenza, provare a utilizzare la materia grigia, magari per osservare – così di sfuggita – che non esiste persona mediamente sana di mente che oserebbe passare in una bicicletta nel bel mezzo di un incrocio stradale mentre il semaforo è rosso. E quando accade, molto semplicemente, è perché si tratta di un incrocio a raso senza pericoli, che offre visibilità delle strade che convergono su quell’incrocio.
Inutile, per fare un altro esempio, stare a sottilizzare a colpi di codicilli che non c’è alcuna legge che vieti il procedere accostati “di un massimo di due biciclette”. E, se la strada non consente il sorpasso, l’automobilista – per quanto questo possa alterarne l’ego – non ha che da aspettare il momento più propizio, Come gli accade quando incrocia un trattore, un pullman, un’Ape car, un autoarticolato, un mezzo eccezionale, una pattuglia della Polizia Stradale magari… O come quando è costretto a rimanere in coda per ore perché sulle strade ce ne sono tanti come lui. E mica si possono prendere tutti a sportellate.
Inutile, infine, cercare di spiegare che la generalizzazione di un comportamento finisce per falsare la proporzioni della realtà. Sarebbe come dire, giusto per trovare una similitudine non azzardata, che tutti gli automobilisti guidano con il telefono appiccicato all’orecchio. O che tutti gli automobilisti sono soliti fare di tutto mentre sono al volante: voltarsi a controllare i figli che stanno sul sedile posteriore, litigare con la moglie, saltare i semafori rossi (sì, lo fanno pure loro), ignorare gli stop, pretendere di fare sorpassi (ai ciclisti) all’interno di una rotatoria, clacsonare al pedone che attraversa sulle strisce.
Sarebbe come dire che tutti gli automobilisti sono come quel “signore” – per raccontarvi una storia di vita vissuta – che, un paio di settimane fa alle porte di Lecco, ha sorpassato due ciclisti in fila indiana (uno era chi scrive) su una strada con il separatore di corsia in cemento e poi, incurante del fatto che tutti non ci si stava, è rientrato verso destra urtando e facendo cadere il “collega” che era davanti. Non solo. Ha rallentato e, quando ha visto il ciclista dolorante sull’asfalto, ha pigiato il piede sull’acceleratore allontanandosi. O dandosi alla fuga, che forse mi sembra una frase più adatta alla circostanza. Mica tutti sono così, no?
Tempo perso. E mi sorprendo io stesso a quello che sto stupidamente dedicando all’argomento. La realtà, più tristanzuola, è che siamo tutti un po’ ipocriti. Capaci di elargire buoni consigli soltanto quando non riusciamo più a dare il cattivo esempio. Bravissimi nel postare fotografie di panorami mozzafiato, discettando sullo smog che tutto ingrigisce ma poi altrettanto rapidi nel fare la corsa dal concessionario per acquistare il più potente ed ingombrante dei Suv. Fenomeni nel plaudire la battaglia ecologista delle Grete di turno, regalando le borracce in alluminio a tutti gli amici che fa così politicamente corretto. Ma altrettanto veloci nel raggiungere la piazza della manifestazione con il proprio rombante 3000cc sotto il sedere. Eroici nell’agognare una vita più sana, all’aria aperta, lontana dalle contaminazioni moderne e poi severissimi maestri nel prendersela con i ciclisti che, chissà perché, loro l’aria buona cercano davvero di respirarla, senza vomitare ossido di carbonio e polveri sottili sulle montagne di mezzo mondo.
Mi piacerebbe credere che sia l’invidia a muoverli: sanno che con i loro addomi pieni di hamburger e birrette, di spritz e patatine non riuscirebbero neppure a pedalare in discesa e allora se la prendono con chi – per scelta, vanità o stupidità, fate un po’ voi – preferisce cenare con riso bianco e bresaola. Purtroppo, temo che ci sia qualcosa di peggio dietro questo comportamento C’è l’italiano medio. Forse ci siamo tutti noi.
e.galigani@laprovincia.it






