Un po’ di invidia, per i “colleghi grandi” (ma sarebbe meglio dire i grandi colleghi), la proviamo un po’ tutti. Quando il tempo volge al brutto e andiamo a frugare nell’armadio a caccia di body pesante, berrette calde, guanti termici e passamontagna supertecnologico, loro prendono armi e bagagli e se la filano in Versilia. O, ancora meglio, salgono su un aereo e sbarcano in Spagna o nei deserti degli Emirati Arabi e dintorni a scofanarsi centinaia di chilometri.
E invece noi restiamo qui. Di giorno al lavoro, e il sabato e la domenica con il naso incollato alla finestra nella speranza che il freddo conceda un po’ di tregua (mica tutti possono mettersi in strada a mezzogiorno, c’è chi alle 9 è già in ritardo sulla tabella di marcia) o, come in questi giorni, che la neve la smetta una volta per tutte, che ormai la siccità l’abbiamo scongiurata e, per dirla con un francesismo, ci ha rotto i maroni.
Qualche amico cui ho confessato la debolezza, mi ha spiegato che è un sentimento comune e allora posso anche dirlo a voce alta. Rimanere tappati in casa, con la fidata Bianchi relegata in garage, suscita sensi di colpa e botte di frustrazione che sono difficili persino da spiegare. Perché nella testa di un ciclista, lo sapete anche voi, di razionale c’è proprio poco.
Pensare che gennaio era cominciato bene. Un freddo becco, d’accordo, ma non così pungente da impedire qualche puntata, con tanto di salite d’ordinanza per far girare la

Quando si esce d’inverno
gamba. Per arrivare alla conclusione, un po’ narcisa, che “se va avanti così ad aprile siamo già in piena forma”. Ecco, appunto… se va avanti così. E così, invece, non è andata avanti. Tutti fermi a guardare le strade ricoperte di neve che, al solo pensiero di non potervi affondare tutto l’acido lattico di cui disponiamo, viene il magone.
Non resta che affidarsi speranzosi al meteo – che non l’azzecca mai ma è pur sempre rassicurante nella sua genericità previsionale – e fare il punto su quello che verrà. Noi vecchietti con la passione delle Gran Fondo non abbiamo che l’imbarazzo della scelta. Chi scrive, sia pure nella consapevolezza che importa a pochi, ha già le idee chiare e molte altre ancora da chiarire. Di sicuro non mancherò alla Gran Fondo Gimondi del 6 maggio a Bergamo: gli amici dell’organizzazione mi hanno già fatto sapere che sarò dei loro e, squisita gentilezza orobica a parte, rimane il gusto irrinunciabile di un percorso spettacoloso e duro il giusto. Sarò sicuramente al via anche della Gran Fondo di Lecco del 27 maggio che, tra Ghisallo, Sormano e Colle Brianza, è il non plus ultra del ciclismo lombardo: 130 chilometri o giù di lì che metteranno a dura prova più di un appassionato. Confido anche sull’invito della Maratona Dles Dolomites dell’1 luglio (sarebbe la quarta consecutiva) che, ai miei occhi e alle mie gambe, è la notte dell’Oscar delle biciclette. E ancora, in ordine sparso, la Gran Fondo degli Squali di Cattolica, la Gran Fondo di Milano che ho visto ricomparire in calendario e, chissà, magari anche la Gran Fondo Santini Bormio-Passo Stelvio di inizio giugno. Roba da stomaci forti che ho sempre guardato con ammirazione e un pizzico di timore. Ma questa è un ‘altra storia. Adesso c’è solo una finestra chiusa e la neve – tanta, troppa e da troppo tempo – che continua a scendere, accidenti a lei.
e.galigani@laprovincia.it






