Lo so, è inutile che lo pensiate. Sono proprio fissato. La condizione delle strade, del resto, per noi che andiamo in bicicletta è un po’ come il terreno di gioco per un calciatore. Il principale strumento di lavoro, per dirla con l’allenatore del Napoli Sarri che si lamentava (giustamente) del manto erboso di Ferrara costato (forse) un crociato al suo centravanti.
Quella che raccontiamo oggi è una storia che è cominciata nel novembre del 2016, poco meno di un anno fa. Non solo all’orizzonte non c’è uno straccio di soluzione ma, ancor peggio, non è più degna neppure di due colonne in cronaca. Al punto che persino gli automobilisti, anziché incavolarsi come jene, hanno finito per farsene una ragione. Come se un disservizio protratto all’infinito, finisse per essere parte della normalità anziché una scandalosa eccezione.
Uno scandalo piccolo piccolo, a dire il vero, ma assolutamente illuminante circa il modo che i nostri amministratori(di ogni livello e partito) utilizzano quando si trovano di fronte a un problema. S’indignano, s’arrabbiano, si rimpallano le disponibilità e poi, per citare De Andrè, si arrendono con gran dignità. La strada provinciale numero 49 della Provincia di Lecco – perché è di questa che stiamo parlando – collega l’area industriale di Oggiono al confinante paese di Molteno, costeggiando la linea ferroviaria. Una strada a due corsie che definirla provinciale è persino eccessivo ma che comunque è strategica consentendo di evitare la più trafficata “La Santa” e dando uno sbocco alle moltissime industrie che ci sono nella zona.
Ebbene, nel novembre del 2016, si è verificato un piccolo smottamento della carreggiata, sulla parte destra per chi viaggia da Molteno verso Oggiono. Una trentina di metri per una cinquantina di centimetri di cedimento. Insomma, una banalità assoluta la cui soluzione sarebbe dovuta arrivare – accertamenti tecnici e progettuali compresi – in un paio di settimane. E a farla pure larga.
Lo smottamento aveva anche avuto una certa eco, sulla stampa perché arrivato a un mesetto di distanza dal ben più terribile crollo del ponte di Annone sulla statale Milano-Lecco. E, si sa, le coscienze si mettono in movimento appena sono scappati i buoi, con ponti malmessi e cedimenti assortiti che – d’improvviso – spuntano da ogni dove.

La strada provinciale 49 Molteno Oggiono fotografata il 26 settembre
Si capisce anche, di conseguenza, l’immediata e vibrante risposta (ebbene sì, sto ironizzando) della Amministrazione provinciale fantasma di Lecco. La strada venne subito trasformata a senso unico alternato, spuntò una foresta di orribili new jersey in cemento a protezione di pedoni e automobilisti e, poco dopo, comparve anche un bel semaforo mobile con tanto di centralina appiccicata come un magnete su un albero. Una soluzione temporanea, in teoria, in attesa della cosiddetta rimessa in pristino della carreggiata.
Ma questo tipo di storie non sono mai a lieto fine. Non a queste latitudini. La soluzione di fortuna è nel frattempo rimasta tale perché, come diceva quello, non c’è nulla di più definitivo del provvisorio. E, a distanza di così tanto tempo, il senso unico alternato continua ad essere una croce (senza delizia) per le migliaia di automobilisti(e soprattutto di camionisti delle aziende vicine) che vi devono fare i conti, magari due o tre volte al giorno. Ci passiamo anche noi ciclisti – reietti della mobilità – e, di settimana in settimana, la curiosità è diventata femmina. Anche perché a noi che andiamo a venti all’ora e all’aria aperta non poteva sfuggire che di lavori, in quel tratto di strada, neppure l’ombra. Non in inverno perché è inverno, non in primavera perché piove, non in estate perché fa caldo, non in autunno perché cadono le foglie.
E’ vero, qualche volonteroso aveva provveduto a tagliare i rovi che avevano cominciato a circumnavigare i jersey ma era finito tutto lì. E i lavori? Beh, a distanza di dieci mesi non è stato spostato neppure un sassolino. Il cedimento, se strutturale doveva essere, a questo punto avrebbe dovuto trascinare tutta la strada nel torrentello sottostante. Se casuale e quindi sistemabile con due carrettate di cemento, beh, non se lo fila più nessuno.
L’ultima notizia che abbiamo rintracciato è datata 7 giugno. Il quotidiano La Provincia di Lecco informava i suoi lettori che l’Amministrazione provinciale – evidentemente dopo aver scatenato geologi e ingegneri sul campo – aveva sentenziato che “potrebbe essere stato il torrente Gandaloglio a causare il cedimento”. Ma la Regione, al quale l’ente fantasma si era rivolto per avere i soldi e provvedere ai lavori aveva detto che era una tesi tutta da dimostrare e che si arrangiassero in posto. Peccato che la Provincia, smantellata pezzo per pezzo in favore del Pirellone sull’ondata populista degli anni precedenti, non abbia più neppure il denaro per piangere. Altro che rifare la strada.
Morale della storia? Ieri mattina, il vostro cronista si è piazzato per qualche minuto a lato dello sbarramento. Per scattare qualche fotografia e guardare in faccia i poveri automobilisti e camionisti in coda. Giusto per vedere l’effetto che fa. Ebbene, a differenza delle prime settimane – quando il rosso del semaforico mobile– provocava travasi di bile e improbabili laudi al Signore che sta nei cieli – adesso non si nota neppure un’alzata di occhi verso il cielo. E’ tempo di umana rassegnazione e divina pazienza, insomma. Come se quel piccolo stupido, insignificante, banalissimo cedimento non fosse un piccolo intervento di quelli che possono capitare ma una delle sette piaghe d’Egitto. Davanti alle quali non si può far altro che maledire la sfortuna.
Ma in questo caso di soprannaturale non c’è proprio nulla. E’ soltanto l’imbarazzante storia di una strada diventata stradina, per di più a senso alternato. In un contesto di menefreghismo e sciatteria che, ormai, neppure ci indigna più. Ed è forse questo che fa più male.
Ps: nel frattempo noi ciclisti continuiamo a passarci con disinvolta regolarità e qualche volta, bisognerà pure ammetterlo, ci capita pure da sorridere guardando l’occhio vitreo del camionista in coda. Tiè.
Ernesto Galigani
e.galigani@laprovincia.it






