Coppa Agostoni, le buche e le strisce

Se questo blog avesse come tema la politica, potremmo dedicare l’articolo a quanti hanno vagheggiato per anni l’abolizione delle Province, enti intermedi considerati come idrovore di fondi pubblici e simboli degli sprechi di questo povero Paese. In pratica, tutti i partiti politici.

La strada della Coppa Agostoni a Perego

Ma siccome a noi la politica interessa più o meno come il processo riproduttivo delle zanzare – e vorremmo limitare le nostre povere parole al mondo del ciclismo – osserviamo sommessamente che si stava molto meglio quando si stava peggio. I politici che guidavano le province (a costi bassissimi, tra l’altro) hanno trovato casa, nella maggior parte dei casi, in altri enti pubblici assai più generosi nel corrispondere indennità di servizio (alias, stipendi). I dipendenti continuano ad essere in servizio e, al più, vengono trasferiti in altre strutture statali e le strade – questo è il punto che ci interessa – fanno sempre più schifo. Nel senso che prima, bene o male, le lamentele arrivavano all’orecchio dei politici, i quali – essendo eletti direttamente da noi signori – di tanto in tanto una mano di asfalto la posavano, non foss’altro che per non pregiudicare la candidatura prossima ventura. Adesso, che le Province esistono solo sulla carta e sono guidate – senza il becco di un quattrino – da politici non eletti (e che quindi non devono rispondere ad alcuno) le strade sono diventate un percorso di guerra. E non solo quelle, se pensate per un attimo all’incredibile vicenda delle lampade non sostituite nella galleria del Moregallo (ne abbiamo parlato anche su questo blog) perché non ci sono soldi: la brillante soluzione trovata è stata quella di vietare il transito alle biciclette. Come quello, se ci si consente una scivolata linguistica, che si priva degli attributi per non ingravidare la moglie.

Da Colle Brianza giù verso Santa Maria

Questi pensieri, ai quali sono affezionato proprio perché rappresentano la prova provata dell’inutilità di certa politica, mi sono tornati in mente l’altro giorno, mentre percorrevo con il dovuto anticipo le strade che avrebbero fatto da corollario al Trofeo Ugo Agostoni, corsa internazionale per professionisti (mica una gran fondo per pippe come noi, si capisce) che aveva come clou un circuito di 24,5 chilometri sulle colline brianzole: il Sirtori, il Colle Brianza e il Lissolo, da ripetersi per quattro volte e fino alla nausea.

Corsa splendida e massacrante, come dimostra i 49 arrivati sui 200 partenti, splendidamente organizzata dalla storica società di Lissone. E corsa che ha dovuto fare i conti, per fortuna senza guai, con le condizioni delle strade. Un paio di foto, quelle che pubblico in questo articolo, danno l’idea delle situazione. La discesa da Sirtori fino a Rovagnate (incrocio con la Statale 342) era costellata di buche, soprattutto nel tratto di Perego che – guarda caso – era anche il più ripido. Per non parlare poi della discesa da Pie Castello a Santa Maria. Persino imbarazzante la situazione dell’asfalto, poi, all’uscita di una curva a gomito che, se il tempo non avesse dato una mano ai nostri eroi in bicicletta, avrebbe potuto provocare numerose cadute. E si potrebbe continuare all’infinito, pubblicando un’intera enciclopedia fotografica della situazione dei nostri asfalti, se solo si avesse voglia e pazienza di raccontare di altre strade, di altre discese ardite e delle risalite.

Il Lissolo della Coppa Agostoni

Non ci interessano, in questa sede, le giustificazioni. Sono sempre le solite e provocano soltanto una fastidiosa e diffusa sensazione di prurito alle mani. Le Amministrazioni provinciali dicono che non hanno più soldi , la Regione che non può arrivare dappertutto e che comunque la gestione delle strade è ancora controversa, i Comuni che sono rimasti sì e no con gli occhi per piangere. Tutto già sentito e debitamente digerito. Non siamo abili economisti. Ma se si considera che le nostre salatissime tasse dovrebbero servire per strade e trasporti, sanità e istruzione i conti sono presto fatti: qualcuno ciurla nel manico.

E lo fa fino a prenderci amabilmente per i fondelli. Vi raccontiamo l’ultima. Sulle strade della Coppa Agostoni c’erano un sacco di buche sulle strade. Tuttavia, all’alba delle 10 del mattino, due volenterosi e innocenti operai erano impegnati a tracciare le righe bianche per terra. Che è un po’ come mettere la giacca buona sopra una camicia con i buchi. Oppure, per fare un paragone più attinente alla materia, mettere un cicloamatore (magari pure scarso) sopra la bicicletta di Nibali. Fa una bella scena, certo. Ma in salita dovrà scendere lo stesso.

Portare pazienza e pedalare (l’abbiamo voluta noi, la bicicletta, no?) resta l’unica soluzione praticabile. Magari tenendo gli occhi aperti non solo sui rovi a ciglio strada che non vengono tagliati, sugli automobilisti che strombazzano, sui motociclisti che ti insultano e sui camionisti che ti depilano il polpaccio ad ogni sorpasso. No, ci tocca pure tenere gli occhi ben piantati per terra. Resta una domanda, per quanto pleonastica, da rivolgere ad amministratori e politici coinvolti in questo articolo, dalla Amministrazione provinciale di Lecco al comune di La Valletta, di Santa Maria, di Colle Brianza e chi più ne ha più ne metta: un pizzico, ma proprio un pizzico di vergogna, proprio no?

Ernesto Galigani

e.galigani@laprovincia.it

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