Sarà anche uno sfacciato conflitto di interessi ma il titolo del quotidiano “La Provincia di Como” (I ponti crollano, lo Stato non c’è) fotografava con rara efficacia e sintesi la situazione delle nostre strade. Da Annone ad Ancona, parlano i fatti. E tutto il resto (le responsabilità, i tavoli, la concertazione) è soltanto politica. E quindi noia.
Visto che su questo blog ci si occupa di ciclismo, è doveroso aggiungere che non solo i ponti crollano ma che anche le strade fanno schifo, piene di buche e di insidie per noi che andiamo in bicicletta e che mettiamo in cima ai nostri sogni un bell’asfalto liscio e levigato, di quelli che non senti neppure il rumore della ruota. La realtà, invece, è che siamo costretti a fare “strade bianche” ogni giorno che il Padre eterno manda in terra, trasformandoci da amatori della domenica ad “eroici” quotidiani.

L’imbocco della galleria Parè a Valmadrera
Un esempio, quindi, a dare l’idea del punto al quale siamo arrivati. In provincia di Lecco, lungo la Statale che porta da Valmadrera a Bellagio (una meraviglia della natura, con il lago da una parte e la montagna dall’altro) ci sono due gallerie: Parè e Moregallo, lunghe rispettivamente 2 chilometri e 2 chilometri e 200 metri. Da qualche mese queste gallerie sono interdette al passaggio delle biciclette attraverso un cartello posto all’imbocco della prima galleria: essendo però l’unica strada per arrivare a Bellagio, i ciclisti se ne infischiano bellamente. A cominciare dal sottoscritto che, per l’occorrenza, ha sulla propria Bianchi la luce bianca anteriore, quella rossa posteriore, il casco d’ordinanza e finanche il giubbino catarifrangente modello terza maglia dell’Inter.
La ragione di questo divieto è che alcune delle lampade che illuminano queste gallerie (con carreggiata ampia e del tutto sicure, va detto) sono “bruciate” e nessuno le ha mai sostituite. E così la galleria Parè – la prima che si incrocia – sembra un cimitero, rischiarato di tanto in tanto da qualche luce incerta mentre la seconda, la Moregallo, per ora sembrerebbe reggere meglio all’urto del degrado. Ma, ovviamente, è questione di tempo.
Anche una persona che sta appena un gradino più in alto della stupidità, non farebbe fatica a chiedersi: perché non sostituiscono le lampade bruciate? Già, perché? Colpa della spending review: la manutenzione delle gallerie era sempre stata affidata alle Province che se ne occupava come un qualsiasi padre di famiglia dotato di buon senso. Quando la lampadina bruciava, se ne metteva un’altra funzionante. Un po’ come facciamo tutti a casa.
La scopa del “via il bambino con l’acqua sporca” ha scombinato le carte. Le Province esistono ancora dal punto di vista formale ma non hanno più una lira per i bisogni più elementari: dall’imbiancatura delle scuole superiore fino, per tornare a Canossa, alle lampade delle gallerie. Per non parlare dell’asfaltatura delle strade piene di buche. Il tutto in omaggio a chi vedeva in questo ente di secondo livello la pancia di ogni nefandezza amministrativa e che adesso, per le stesse ragioni di prima, si lamenta del fatto che nessuno ascolta i lamenti dei cittadini.
Se ci pensate, la sintesi di questa vicenda suona come una barzelletta: le lampade bruciano ma anziché sostituirle si chiude la strada. Roba da manicomio.
A pagarne le spese siamo (tra gli altri) noi ciclisti, costretti a rischiare più di quanto sia lecito. Gli organizzatori di una corsa amatoriale molto nota del territorio, per darvi l’idea, hanno dovuto incredibilmente perdere ore e ore del proprio tempo per risolvere l’arcano. Il compromesso raggiunto non è stato, come sarebbe stato appena normale attendersi, quello di procedere alla sostituzione delle lampadine bruciate. Troppo banale. No, l’Amministrazione provinciale di Lecco senza una lira ha accettato di concedere una deroga di un paio d’ore al divieto. Se l’indignazione non fosse al livello di guardia, verrebbe voglia di farsi una bella risata. E poi magari dar vita a una bella colletta. Che dite, 5 euro a testa basteranno per cambiare una manciata di lampadine?
Ernesto Galigani
e.galigani@laprovincia.it






