Una rotonda sull’autostrada

Oddio, magari loro hanno un tantinello  esagerato. Ma, al di là di ogni opinione sull’eccentricità del progetto, rimane il valore simbolico di questo incrocio sopraelevato realizzato appositamente per i ciclisti. Già, perché questa mega rotonda ciclabile spuntata in Olanda tra Eindhoven e Valdhoven per consentire a chi viaggia su due ruote di superare una strada particolarmente trafficata è un modo fin troppo chiaro di mostrare sensibilità a quella che i dottoroni delle ricerche chiamerebbero mobilità sostenibile. Ma che per molti, alle nostre latitudini, sono sempre e solo dei rompiballe su due ruote.

rampa-bici-olanda-400x250L’aver soltanto pensato un progetto di questo genere significa, in buona sostanza, aver preso coscienza del fatto che sulle strade ci sono (anche) i ciclisti. Non è una banalità ad alzo zero, se ci pensate un attimo. Perché, al di là dell’ovvietà dialettica, c’è la realtà sulla quale abbiamo speso molte parole in questo blog. Una realtà (e non un’ossessione) fatta di automobilisti insofferenti, di clacson pigiati a tradimento alle spalle, di auto che ti infilano sistematicamente ad ogni rotonda quasi che il Codice della strada non valesse, in quelle intersezioni moderne. Per non parlare, già che siamo in tema di educazione stradale, dei danni devastanti provocati dalla tecnologia. Personalmente, l’altra mattina mi sono divertito a fare di conto: otto automobilisti su dieci erano impegnati in importantissime (evidentemente) discussioni al telefonino, cinque di questi otto non avevano l’auricolare o uno dei tanti marchingegni in dotazione che consentirebbero, quantomeno, di non staccare le mani dal volante. Mi sarebbe piaciuto essere una mosca per ascoltare quelle conversazioni. Ora quasi sussurrate. Ora accompagnate dal tipico gesticolare italiano. Probabilmente – e lo dico per esperienza diretta – erano conversazioni che non avrebbero spostato gli equilibri del mondo nel caso fossero state posticipate di qualche manciata di minuti. Quello di noi amanti della bicicletta, del resto, è un osservatorio privilegiato. Tutti i ciclisti sono automobilisti mentre non tutti gli automobilisti sono ciclisti. E la differenza, se permettete, si nota.

Per tornare alla nostra maxi rotonda per biciclette, mi piace pensare di non essere un ortodosso della materia. Non amo particolarmente le piste ciclabili e ancor meno quelle che vengono definite pomposamente ciclo-pedonali. Ho l’impressione che moltiplichino i pericoli, piuttosto che limitarli: pensate a una mamma con carrozzina d’ordinanza su un percorso protetto, alla mercè di ciclisti che – nella peggiore delle ipotesi – vanno a venti all’ora. Non bisogna essere degli scienziati per capire che uno scontro avrebbe effetti devastanti, quasi come quello – fatte le debite proporzioni – tra un’auto e una moto. Per non parlare delle piste raffazzonate, quasi di risulta, definite tali solo per compiacere l’assessore di turno. A Casatenovo, nella Brianza lecchese, c’è una pista definita ciclo-pedonale fatta praticamente in quadrotti di porfido. Quasi un pavè, per capirci, e non c’è ciclista così stupido da volersi regalare una Parigi-Robaix del genere. O una mamma che voglia far provare l’ebbrezza del motocross al proprio pargolo. E il bello, magari, è che quel percorso (protetto da marciapiedi, con lampioni di ultima generazione) è sicuramente costato qualche centinaia di migliaia di euro, soldi che avrebbero potuto essere meglio impiegati con autentiche politiche di mobilità sostenibile. A Merate, sempre in provincia di Lecco, la pista se la sono addirittura inventata colorando di rosso un pezzo di asfalto di una strada di attraversamento ad altissima frequenza. Peccato che gli automobilisti possano continuare (giustamente) ad utilizzare i parcheggi a margine della carreggiata e che per farlo siano costretti ad attraversare la… pista ciclabile. Di esempi di sciatteria a due ruote ce ne sono moltissimi e vale la pena di fermarsi qui.

Eppure la soluzione è la più banale e la meno costosa. Qualche anno fa, l’Amministrazione provinciale di Lecco – uno di quegli enti che hanno voluto cancellare a fronte di non si sa bene quali risparmi – ha realizzato una serie di cartelli di colore azzurro disseminati un po’ ovunque. Raffigurano un’auto e una bicicletta, una freccia indica la distanza necessaria tra i due mezzi (un metro e mezzo, per la cronaca) e un banale slogan informa che “C’è spazio per tutti”. Già, proprio così. Ci deve essere spazio per il ciclista, che si prenderà premura di stare il più possibile sul ciglio della strada e c’è spazio anche per l’automobilista che potrebbe prendersi il gusto, una volta tanto, di aspettare una manciata di secondi prima di affondare il proprio destro sul pedale dell’acceleratore. Il mondo lo aspetterà.

All’ente pubblico tocca invece il compito di tenere le strade in ordine, asfaltate e pulite. E a questo proposito ricorderete uno dei post di questo blog: parlava di una strada di Galbiate dove un ciclista era morto (anche? o solo?) a causa del fondo stradale devastato da buche e incuria. L’Amministrazione provinciale (quella nuova, non quella dei cartelli intelligenti) aveva spiegato che non c’erano soldi per asfaltarla e che comunque non era una delle strade prioritarie. E’ certo una curiosa coincidenza ma dopo una serie di articoli de “La Provincia di Como” (e un paio assai più modesti apparsi su questo blog) qualche settimana più tardi sono arrivate le ruspe. E la strada è tornata in condizioni normali. Saremo vicini al traguardo quando asfaltare una strada piena di buche  – nell’ottica che la usano anche ciclisti, motociclisti e pedoni e non solo auto e camion – non sarà più il frutto di una campagna di stampa ma una banalissima priorità. Da non fare più nemmeno notizia.

e.galigani@laprovincia.it

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