#savethecyclist. Non è esattamente il più originale degli hastag ma il “salvate il ciclista” dovrebbe essere qualche cosa di più di una esortazione. Nell’ultimo articolo vi avevo raccontato di quanto fosse pericoloso pedalare sulle nostre strade. Per l’indisciplina dei ciclisti, se vi piace pensarla così; per gli automobilisti disattenti e incollati al telefonino, per i motociclisti che faticano a concepire altre presenze sulla strada. Ma il problema maggiore – e che dovrebbe riguardare tutte queste categorie – è rappresentato dallo stato pietoso degli asfalti. Basta scorrere le cronache dei giornali local

Valmadrera
i per rendersi conto di quanti ciclisti si ritrovano giornalmente a terra con la clavicola fracassata. Proprio per testimoniare concretamente la situazione, vi propongo alcune immagini di strade, che definirle dissestate ci vuole proprio un bel coraggio. Dicono, gli amministratori comunali e provinciali, che non ci sono soldi, che le casse languono e che gli asfalti non sono in cima alle priorità. Sarà anche vero ma sono esattamente gli stessi amministratori che vanno sui giornali o in televisione a pontificare
di piste ciclabili, di zone 30, di bike sharing, di mobilità dolce e di tutte queste belle formulette che funzionano alla grande in Danimarca e in Olanda
ma che in Italia fanno rima con “voti facili”. Se il numero degli incidenti che coinvolgono i ciclisti aumenta non è, ovviamente, perché i ciclisti sono improvvisamente diventati dei

Galbiate
“kamikaze delle statali” ma, semplicemente, perché a queste formulette ci hanno creduto. E sono sempre di più le persone che inforcano la bicicletta e si mettono a pedalare. Peccato che ad attenderli non ci sono strade larghe e ben curate, ma sentieri pieni di buche e con l’asfalto rovinato. In ogni caso, ecco qualche esempio di come siamo costretti a viaggiare. E se avete altre immagini mandatele pure all’indirizzo mail. #savethecyclist
Ernesto Galigani
e.galigani@laprovincia.it

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